Ciao a tutti.

Allora, vi è piaciuto il primo numero della nostra rivista?

Per quanto ci riguarda siamo stati soddisfatti, perché  abbiamo ricevuto una grossa mole di materiale e  siamo riusciti ad occuparci degli argomenti più disparati.

Ci scusiamo comunque per gli errori d’impaginazione, soprattutto con il nostro ex-compagno Giacomo Viale, il cui articolo è stato particolarmente penalizzato, e con Elena e Valeria (nonché con il grande Quino, a cui abbiamo rubato la copertina!).

Anche in questo secondo numero continuano le solite rubriche; ritorna “l’angolo della poesia”, esperimento già tentato in un paio di numeri dello scorso anno; non manca un piccolo contributo sulla Nestlè (a proposito, aspettiamo le vostre opinioni sull’eliminazione dei prodotti di questa azienda dalle macchinette!); non ci sono invece articoli sulle gite, perché abbiamo deciso di inserire questo materiale nell’Annuario. La qualità grafica non è proprio eccelsa, lo ammettiamo: ma promettiamo di stupirvi con effetti speciali  nella prossima uscita e con l’Annuario!

 

Due parole ancora sulla copertina: essa è stata scelta originariamente per commentare il brutale assassinio dell’economista Marco Biagi da parte delle BR, ben prima che si scatenasse l’escalation di violenza in Medioriente. Non ci sembra il caso di cambiarla. Il messaggio che esprime, infatti, è ancora molto attuale: NO alla violenza e al terrorismo, SI alla pace e al dialogo, unici mezzi capaci di spezzare la drammatica spirale attentati-repressione-attentati.

 

 

Delle opinioni espresse nei singoli articoli sono responsabili i singoli autori, dei quali si intende rispettare la piena libertà di espressione.

 

Ardoino Paolo                                                                        Negro Giacomo

Biagini Viviana                                                                        Pareto Flavia

Bianchi Beatrice                                                                      Si ringrazia la professoressa Verrazani.

Bianco Tommaso                                                                    Calorosi ringraziamenti al personale ATA

Brighenti Stefano

Bolivar Simon                                                                                                                                              

Carpini Marco

Cavallo Darieo

Ceriaro Raffaella

Ciocca Roberta

Conti Giacomo

D’Amelio Francesco

Ferrari Paolo

Fiorile Laura

Gaia Marta

Gianeri Debora

Il nostro amico e consigliere

Lanuara Michela

Licheri Laura 

Maccari Stefano

Maglione Francesco

Mantegazza Paola

Nattero Patrick

 

 


Un  rappresentante insabbiato

 

Questo articolo è la trascrizione pura e semplice dei fatti in cui nostro malgrado siamo stati coinvolti circa due mesi fa. Tutto cominciò in una gelida notte d’Inverno quando sabato sera i nostri svaghi vennero funestati dalla telefonata di un nostro amico. Per non violare la legge sulla privacy, e per non ledere la reputazione di personaggi che godono di una certa notorietà, utilizzeremo in questo articolo nomi fittizi e di pura fantasia. Il protagonista nonché eroe della nostra storia è uno studente con alte cariche nell’istituto che noi chiameremo Magnabuster, mentre la sua compagna nell’avventura (e nella vita) sarà chiamata (per comodità) S. Bruzzo . Il grande pilota e la sua dolce metà non sazi di un normale Sabato sera come tanti altri, alla ricerca di nuovi orizzonti profumi e emozioni, pare non abbiano trovato nulla di meglio da fare che sfidare l’ignoto e addentrarsi con il loro indomito mezzo laddove le turbolente acque del fiume Centa incontrano il placido mare (terra mai esplorata e dove nessuno aveva mai osato spingersi con un mezzo così ridicolo). Non dubitiamo che, dato l’enorme livello intellettivo di cui i nostri protagonisti sono dotati, l’idea non possa essere arrivata che dal nostro eroe (preferito). La telefonata suonava alle nostre stanche orecchie all’incirca come una richiesta di SOS; dopo una lunga battaglia, nonostante la sua proverbiale intelligenza e la sua notissima competenza alla guida, il Magna aveva dovuto soccombere alle insidiose asperità del terreno. Malgrado lui con grande perizia, rassicurando la sua donna, accelerasse con ogni direzione verso e modulo, la macchina continuava il suo lento ma inesorabile affondamento nella sabbia. Con grande acume ci venne richiesto l’intervento con quattro o cinque uomini robusti, secondo lui in grado di dissabbiare l’ormai inutilizzabile mezzo. Intuendo l’inutilità e l’idiozia del metodo suggeritoci per il salvataggio del relitto ci precipitammo sul posto muniti di: cordame in abbondanza, potente mezzo (FIAT Tipo), irrinunciabile macchina fotografica e tanta volontà di aiutare un amico in difficoltà. Essendo questa splendida macchina sprovvista di gancio da traino, l’ingegner Corallo dopo vari tentativi per cercare un robusto appiglio sotto la macchina adagiata nella gelida sabbia prese l’azzardata decisione di legare la corda al braccio della sospensione (rischiando di compromette la perfetta simmetria del mezzo). Nonostante i ripetuti e disperati tentativi del nostro pilota Nattero, l’unico risultato era una corda spezzata. Giunti alla disperazione per il freddo, la tarda ora (circa le tre) e per il fondo che non ci garantiva una adeguata aderenza, si richiese l’intervento di un mezzo ancora più potente. L’amico Ettore svegliato in piena notte si precipitò quindi in aiuto dello sventurato su un robusto 4x4. La missione giungeva quindi a buon fine, con la vittoria del bene sul male, dei buoni sui cattivi e la morale che l’amore non ha ostacoli. Ci avviavamo stanchi sporchi e infreddoliti verso casa, in un clima di fratellanza amicizia e goliardia; di quei bei momenti ricordiamo le promesse  di bevute gratis e pizze offerte, ma non abbiamo mai ricevuto niente di tutto questo. Ci accontentiamo comunque della riconoscenza del nostro amico per l’aiuto datogli (e l’articolo dedicatogli). QUESTO ARTICOLO VUOLE ESSERE UN MONITO PER TUTTE LE GIOVANI COPPIE CHE TRASPORTATE DALL’AMORE SI AVVENTURANO TRA I PERICOLI DEL MONDO CON TROPPA FOGA E DESIDERIO.

P.S. Non perdete la serie completa delle fotografie sull’annuario!!!

P.P.S.  Chi ancora non avesse capito chi sono i fantastici protagonisti di questa favola contemporanea, Può tranquillamente rivolgersi agli autori dell’articolo.(che nel frattempo sono sicuramente diventati i vostri eroi preferiti!) 

                                                                                                                                      Due  Meganoidi

 

 

PERCHE’ BOICOTTARE LA NESTLE’

 

La Nestlè è una multinazionale che opera non solo nel settore alimentare ma anche in quello della cosmetica.

E’ il più grande produttore di cibo mondiale, con stabilimenti in più di 80 paesi, un giro di affari di circa 52 miliardi di dollari ed un budget pubblicitario di 8 miliardi di dollari all’anno.

La Nestlè ha subito già 23 anni di boicottaggio fino al 1999, quando ha cercato di incrementare e di pubblicizzare molte opere di beneficenza verso attività dedicate ai bambini e alle chiese, per sensibilizzare l’opinione pubblica; ma le opere di boicottaggio non sono ancora finite, perché la multinazionale ha continuato imperterrita a:

-          stabilire le industrie in paesi con regimi oppressivi e corrotti, in modo da evitare l’associazione sindacale dei propri lavoratori, in questo modo lasciati senza diritti, succubi delle “leggi di fabbrica” imposte loro, come ad esempio le ore di lavoro eccessive rispetto al bassissimo salario, la discriminazione verso le donne e la mancanza di condizioni di sicurezza all’interno delle fabbriche.

-          Eseguire i test cosmetico alimentari sugli animali;  ultimamente è stata denunciata perché attua test di cancerogenità del caffè sui topi….

-          Recentemente la Nestlè è stata vittima di boicottaggio per un altro, immondo, motivo:

sta trasgredendo sotto molti punti di vista al codice dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sul latte in polvere, promuovendone l’uso (soprattutto nei Paesi del Sud del Mondo) attraverso la pubblicità,gli sconti o la distribuzione di campioni gratuiti sia al personale sanitario sia alle madri, favorendo così l’insuccesso dell’allattamento naturale, cosicché il bambino viene a dipendere dal latte artificiale. Comprare il latte può costare più della metà dell’intero reddito familiare in paesi come il Nicaragua. Le madri sono costrette inoltre a diluire il latte in polvere con l’acqua, che è spesso malsana, e ciò causa diarrea, disidratazione e morte di un milione e mezzo di bambini ogni anno; come denuncia l’Unicef, per denutrizione e malnutrizione muore un bambino ogni 30 secondi, e allo stesso tempo un bambino nutrito con il latte in polvere è 25 volte più a rischio di morire di uno allattato al seno, perché l’allattamento naturale (al contrario di quello artificiale) è vitale non solo per l’apporto nutrizionale, ma soprattutto per la sua funzione di trasmissione di anticorpi e quindi di protezione dalle malattie.

 

E’ chiaro che questo comportamento non può essere tollerato da persone minimamente serie! Quello che fa la Nestlè è un insulto alla dignità umana, per cui il boicottaggio è la minima cosa da fare contro questo “regime industriale”.

La vita è, come il lavoro dignitoso, un diritto che non va violato, tantomeno a scopo di lucro; per questo motivo centinaia di organizzazioni, compresa la Chiesa Inglese, hanno deciso di non comprare più prodotti della Nestlè, attuando anche una campagna di controinformazione per convincere altra gente a seguire i loro passi.

Ovviamente questa società si sta impoverendo sempre di più, perché sempre più gente è contraria alle sue tattiche commerciali.

E’ stata offerta anche a noi la possibilità di fare sentire la nostra voce…e allora facciamolo! Boicottiamo la Nestlè e la sua personalità anti-umana! Facciamo capire a questi stramiliardari che siamo sì meno ricchi di loro, ma perlomeno più seri e rispettosi nei confronti del prossimo!

Cosa ci vuole a comprare prodotti sì forse meno “pregiati”, ma perlomeno più “puliti”?

Se la legge diventa “Produci-consuma-crepa”, la legge è sbagliata, e si deve fare di tutto per cambiarla, o quantomeno modificarla; ne va della nostra dignità di persone.

Ecco cosa dobbiamo boicottare e non comprare:

NESCAFE’, ORZORO, NESQUIK, MALTO KNEIPP, DORE’, CHEERIOS, BUITONI, PEZZULLO, CURTI RISO, BELLA NAPOLI, VALLE DEGLI ORTI, SURGELA MARE FRESCO, MOTTA, ALLEMANNO, ANTICA GELATERIA DEL CORSO, MCDONALD’S MC FLURRY, ACQUA VERA, S.BERNARDO, S.ANTONIO, S.LORENZO, PERRIER, CLAUDIA, PANNA, LEVISSIMA, PEJO, , RECOARO, FIUGGI, ONE-O-ONE, CHINO’, ARANCIATA S.PELLEGRINO, BELTE’, NESTEA, SANBITTER, KITKAT, GALAK, LION, CRUNCH, SMARTIES, AFTER EIGHT, QUALITY STREET, TOFFEE, POLO, BERNI, CONDIPASTA, CONDIRISO, LOCATELLI, FIORELLO, FRUTTOLO, FORMAGGINO MIO, FRISKIES, BUFFET, VISMARA, KING, PERUGINA, SASSO, MAGGI, L’OREAL, DIGER SELTZ.

Inoltre la Nestlè sta collaborando (in imprese capitalistico-pubblicitarie) con la Disney e la McDonald’s, sottoposte anche loro ad azioni di boicottaggio per malefatte simili a quelle della Nestlè.

BOICOTTIAMO PER ESPRIMERE IL NOSTRO DISSENSO…

 

STEFANO BRIGHENTI

III D

 

 

ABBI DUBBI….

 

Scrivo questo articolo dopo aver letto quello pubblicato sullo scorso numero con il titolo “A quando la prossima?” di Giacomo Viale.

Inanzitutto voglio dire a Giacomo che condivido perfettamente quello che ha scritto nella prima parte dell’articolo.

Sono anch’io convinto che gli argomenti trattati dagli autogestiti meritino una platea ben più ampia e spero che l’avranno.

Per quanto riguarda gli studenti che hanno lasciato la conferenza della Bonora allo squillo della campanella, devo dire che, se a te hanno lasciato solamente perplesso ed attonito, a me hanno profondamente deluso ( nonché gettato nel pessimismo più nero per il futuro!)

Da questo punto in poi, probabilmente per un mio limite, non sono più riuscito a capirti.

(Uso il tu non per fare una polemica con te in persona, ma come espediente giornalistico per esprimere la mia opinione sulle questioni che hai sollevato e, se ci riuscirò, per lanciare un messaggio)

Se ho capito bene ( altrimenti mi scuso in anticipo) l’articolo da qua in poi diventa una filippica contro la sinistra-plagiatrice-di-giovani, contro i cantanti complici del sistema che, proprio per questo lanciano messaggi sovversivi ai ragazzi, contro i vari Agnoletto che attaccano senza motivo l’autorità.

Nel tuo “j’accuse” non tralasci neanche gli studenti che si appigliano a tutto, addirittura arrivano a criticare la politica del governo o quella degli Stati Uniti (quest’anno poi…con quale ragione?), pur di saltare la scuola; ed i professori ed i genitori che gli permettono tutto questo.

Partiamo dai testi delle canzoni.

Hai ragione: che questi cantanti dipingano questa società come ingiusta e sbagliata è triste.

O, per meglio dire, è tristissimo che siano solo loro a farlo!!

Per quanto riguarda il fatto che loro siano “oggettivamente complici” (così hai scritto), ammettendo

 – per assurdo…è chiaro…   – che questa società sia ingiusta e sbagliata, sono più complici i cantanti che lo denunciano o quelli che ci cantano che “va tutto bene”?

Come hai giustamente evidenziato parlando della reazione di certi studenti alla relazione della Bonora, oggi la maggior dei ragazzi (oserei dire della gente) è disinteressata, menefreghista ed apatica, insensibile a certe problematiche.

Una volta era diverso. Venti o trent’ anni fa era diverso.

C’era più “coscienza politica”. Si, perché non è un discorso di ideologia, di destra o sinistra (a parte il fatto che solo tu e Berlusconi siete ancora convinti che esista la sinistra), ma di presa di coscienza..

Prendere coscienza significa farsi domande, voler sapere, avere dubbi su tutto quello che accade nel mondo.

La mia  prima  reazione  all’attentato alle  Torri Gemelle

 (dopo l’orrore e lo shock per un atto così insensato e la sofferenza per le vittime) è stata di domandarmi “perché?”.

Per quale motivo un uomo può arrivare al punto di suicidarsi per trascinare con sé nella morte migliaia di persone?

Penso sia una domanda non solo legittima, ma persino doverosa.

La risposta era lì, pronta e preconfezionata su tutti i giornali e le tv.

“Perché è cattivo”. E’ un terrorista. Almeno su questo non ci sono dubbi, vero?

(Ma com’è strano però il concetto di terrorista: se un colono americano combatte per l’indipendenza dall’Inghilterra; “un” Garibaldi per l’Indipendenza dall’Austria; un partigiano contro l’oppressione del regime nazi-fascista si chiamano Patrioti, Padri della Patria, Eroi Nazionali; se lo fa un palestinese è un terrorista)

 

“Abbi dubbi”… così si intitola una canzone del “complice del sistema” Edoardo Bennato.

Io ho solo dei dubbi.

Oggi però chiunque abbia un’opinione diversa da quella della maggioranza, chiunque rappresenti una “voce fuori dal coro” viene subito tacciato come “comunista”…come “anti-americano”….(W la democrazia!!)

Se uno che pensa che aldilà della motivazione “dichiarata” della guerra all’Afghanistan, cioè quella di catturare Bin Laden (obbiettivo peraltro fallito), ci possa essere anche la volontà dell’America di “aprirsi un corridoio” sulle risorse petrolifere delle zone limitrofe è un anti-americano, allora chiamami pure così.

Se uno, pensando che la guerra non faccia altro che sommare vittime innocenti ad altre vittime innocenti è un fiancheggiatore dei terroristi, allora chiamami pure così.

Se uno che, leggendo sull’etichetta di un qualche prodotto “Made in Pakistan” o “Made in Taiwan” dubita che la multinazionale produttrice dell’oggetto abbia rispettato i diritti (legalmente od eticamente riconosciuti) dei lavoratori è un no-global, allora chiamami pure così.

Chiamatemi come volete, io mi ritengo solo un uomo libero, critico nei confronti della realtà in cui vivo (mi sento come l’uomo della lettera posta in conclusione del suo articolo sul numero scorso dal “prode” Giacomo Conti) .

 

Io sono solo un ragazzo con dei dubbi, uno dei pochi purtroppo, uno di quelli che hanno sempre meno spazio…

(Ancora W la Democrazia!)

Per questo credo che Agnoletto (aldilà dell’antipatia o della serietà del personaggio) e quelli come lui andrebbero valorizzati, perché espressione di tutti i pensieri autonomi, di tutte le “voci fuori dal coro”, di tutti i dubbi.

Ma la gente oggi vuole certezze, non dubbi….accendete la televisione…leggete i giornali…e le troverete.

Sorridete…va tutto bene.

Per fortuna c’è chi, nella sua in(finita)giustizia, ha deciso per noi cos’è il Bene e cosa il Male.

 

Dario Cavallo


 

 

 

 

 

Riflessioni sulle riflessioni

 

Leggendo alcune frasi apparse sul giornalino sono rimasto perplesso. Si parla dell'autogestione come di un fatto eroico, si parla di battaglie vinte, si pensa di aver fatto la storia. Sono riflessioni che non condivido. Questo non vuol dire che io sia contrario all' autogestione o ad altre forme di protesta,anzi. Quello che possso dire, avendo partecipato, è che ciò che abbiamo ricevuto è stato importante a livello umano. Abbiamo ascoltato "piccole grandi" persone come il sindaco di Toirano o la rappresentante di Emergency. Abbiamo visto immagini di problemi gravisssimi che milioni di persone nel mondo affrontano ogni giorno. Tutto questo ci ha arricchito. Ma non ci autorizza a credere di aver fatto qualcosa per migliorare "la nostra sporca civiltà". I migliori non siamo noi, sono i volontari di Emergency, i Medici senza frontiere e tutte quelle persone che escono dallo schema capital-egoista per offrirsi agli altri. Molti nelle loro riflessioni hanno indicato la necessità "di non fermarsi". Giustissimo. Ciò che trovo sbagliato è il punto di partenza. Pensano di aver dimostrato di "essere dei grandi", pensano di aver fatto un passo avanti importante. Sbagliano. La direzione è quella giusta, solo che quel passo è stato tanto corto da risultare impercettibile. Per questo non bisogna esaltarlo, ma pensare a quale sarà quello succcessivo. Solo così si può sperare in un mondo diverso. 

                                                                 Nattero Patrick

                                           

 

La globalizzazione è bellissima

Un'idea meravigliosa sta prendendo piede nel mondo: basta con la guerra, basta con le barriere tra gli stati, un'unica legge valida in tutto il pianeta e interessi talmente intrecciati da rendere impossibile nel futuro lo scoppiare di una guerra. La globalizzazione è una rivoluzione straordinaria, resa possibile da internet, qualche cosa per la quale i nostri nipoti ci saranno grati.
Perché allora c'è tanta gente che contesta questa globalizzazione? Vogliono tornare alle divisioni nazionali, costruire nuove barriere e dazi? No. Abbiamo girato i siti dei "contestatori" e non abbiamo trovato una sola parola contro la globalizzazione. Il problema è su come si sta facendo questa globalizzazione. E' bellissima l'idea della libertà di commercio. Basta con i dazi e le dogane che gonfiano artificialmente il costo dei prodotti stranieri per proteggere quelli nazionali. Tutti commerciano con tutti e vinca il migliore! Alla fine questa rivoluzione andrà a favore proprio dei consumatori garantendo qualità migliore e prezzi inferiori.

Questa è la teoria. La pratica è che questa libertà di commercio è regolata da 27 mila pagine di leggi e regolamenti. I potenti del mondo credono di aver fatto una furbata enorme che li dovrebbe arricchire al di là dell'immaginabile: creare un super potere mondiale eletto non dai cittadini ma dai governi (il WTO - World Trade Organization - Organizzazione mondiale del commercio). Per le grandi multinazionali influenzare le scelte di un unico governo mondiale è più facile e più economico che aver a che fare con 150 autorità nazionali. E quando la globalizzazione dei ricchi entra in azione son dolori. Eccovi un esempio reale: l'Europa decide di vietare la commercializzazione di carne agli ormoni (quella che fa crescere i seni ai bambini e fa crollare la percentuale di spermatozoi che produrranno da adulti), e decide che la quantità di diossina presente in una bistecca deve essere molto bassa. Bene, bravi. Ma questa legge penalizza la carne Usa, dove sono convinti che gli ormoni e la diossina galvanizzino la virilità. Così gli Usa fanno causa all'Unione Europea e le leggi del WTO danno ragione agli americani. L'Europa si rifiuta di accettare l'imposizione ma ogni anno deve pagare sanzioni pesantissime per questo rifiuto, sanzioni che colpiscono in particolare alcuni nostri prodotti. Ad esempio, i produttori di tartufi italiani pagano parte di questa multa di tasca loro perché il WTO ha stabilito che i tartufi italiani venduti in Usa debbano pagare una tassa del 100%. Così si scopre che questa globalizzazione dei potenti serve per aggirare le leggi nazionali e impedire ai cittadini di difendere la qualità dei consumi.E' una globalizzazione del commercio completamente amorale attraverso la quale si impongono i giocattoli per bambini in plastica tossica e la soia transgenica. E si toglie il diritto a una nazione di impedire il commercio di palloni costruiti da bambini schiavi. E' una globalizzazione che non tiene conto della qualità. Le banane delle multinazionali Usa, coltivate chimicamente in immensi latifondi sudamericani, costano di meno di quelle biologiche coltivate in piccole aziende africane. Mettere sullo stesso piano i due prodotti è ingiusto.
La politica dei vertici del WTO è quella di impedire qualunque forma di protezione dei prodotti di qualità. Ad esempio, non vogliono che sulle etichette ci sia l'obbligo di dichiarare se i cibi contengono prodotti transgenici o se i palloni sono stati fabbricati rispettando i diritti sindacali. Dicono che è concorrenza sleale. Ma il grottesco si raggiunge quando si pretende il diritto di poter brevettare piante e batteri trasformando una ricchezza del pianeta in un bene privato. Ma per fortuna dirlo è un conto e farlo è un altro e già questo progetto infame ha incassato i primi smacchi. Il Sud Africa si è preso il diritto di autorizzare la produzione locale indipendente delle medicine essenziali rifiutandosi di rispettare i brevetti. Le case farmaceutiche hanno intentato causa ma la reazione dell'opinione pubblica internazionale è stata talmente forte che alcune multinazionali hanno deciso di liberalizzare l'uso dei loro brevetti nel terzo mondo e, quando il tribunale sudafricano ha dato ragione al governo, il fronte farmaceutico ha abbandonato la battaglia.

Ma lottare solo contro i singoli provvedimenti del WTO è perdente. Dobbiamo opporre la nostra globalizzazione alla loro. Se il governo del WTO è in mano agli uomini delle multinazionali è su queste che dobbiamo agire usando la leva del consumo. L'immenso potere dei nostri acquisti. Non vi piacciono le scelte di Bush sull'ecologia? Non fate più benzina ai distributori della Esso. La Esso è della statunitense Exxon. Sono loro i petrolieri che hanno sostenuto Bush finanziando la sua campagna elettorale. Possiamo sfilare in milioni contro le scelte di questo ubriacone e lui non se ne accorge neanche. Ma se la Esso gli dice una parolina... I protagonisti di questo grande complotto contro i popoli del mondo sono qui, davanti a noi, ogni giorno, e noi abbiamo un modo molto semplice per dire loro che non ci piace quello che fanno. Non comprare i loro prodotti!!!

                                                                                                                                             DARIO FO

 

 

LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI, MA PER ALCUNI E’ PIU’ UGUALE CHE PER ALTRI

 

Mi han detto che siamo in uno stato laico.

Mi han dettto che la legge è uguale per tutti.

Io ne sono profondamente convinto.

Infatti mi ha stupito (in un primo tempo), e subito dopo indignato, la notizia dell’impossibilità di giudicare gli Uomini di Chiesa responsabili dello scandalo delle eccessive emissioni elettro-magnetiche  delle antenne di Radio Vaticana.

Di questo caso avrete senza dubbio sentito parlare, perché ha avuto una certa risonanza sui giornali (anche se non su tutti e non quella che avrebbe dovuto avere).

Invece il fatto dell’impossibilità di giudicare i responsabili io l’ho saputo quasi per caso: un paio di frasi tra un servizio e l’altro di un telegiornale ed un trafiletto in sedicesima pagina di un giornale.

(W la libertà d’informazione e l’informazione non manipolata!)

Ma veniamo al punto. Perché non possono essere giudicati come tutti gli altri?

Semplice, perché così è scritto in un articolo dei Patti Lateranensi secondo il quale lo Stato del Vaticano si riserva di giudicare con un proprio tribunale i membri del clero (Braavi Benito e Bettino..Bravi!)

Ogni uomo è tenuto a rispondere delle proprie azioni davanti alla Giustizia Terrena e (forse) una volta morto davanti a Dio.

E gli appartenenti al clero? Solo davanti a Dio? Ma sono uomini anche loro, o no?

Vivono in una comunità e devono sottostare alle sue leggi anche loro, o no?

Va beh che siamo tutti convinti che ci siano le Toghe Rosse e che la Giustizia Terrena sia in mano ai comunisti…comunque anche se non lo fosse resterebbe ugualmente terrena, e quindi imperfetta, limitata…ma almeno diamogli la possibilità di giudicare!

Donne, uomini e bambini rischiano (se non l’hanno già fatto) di ammalarsi di tumore, di leucemia e di morire! Anche se non morisse nessuno i responsabili delle antenne hanno comunque, oggettivamente, infranto la legge sulle limitazioni di emissione di onde elettro-magnetiche.

E che nessuno venga a dire che non è dimostrato che facciano male!

Allora perché ci sarebbe la legge?E la corrispondenza tra un alto numero di malattie tumorali e forti campi elettromagnetici è un caso?

Non c’è la certezza scientifica…o non la si vuole avere?

Scusatemi il paragone, però non è neanche “scientificamente” provato che se uno ha un rapporto con una prostituta contragga automaticamente l’HIV, però tutti usano il preservativo!

Una ricerca scientifica in questo campo non può e non deve essere “di parte”, perché le onde elettromagnetiche non colpiscono solo le persone di destra o solo quelle di sinistra, solo i laici o solo i cristiani…non si fermano al confine di uno Stato…


Eppure ho letto sul giornale che Sirchia (il ministro della Sanità) è convinto, ha le prove scientifiche che le onde elettromagnetiche non facciano male.

Ho una proposta. Perché il ministro e quelli come lui così convinti non traslocano, facendo scambio di residenza con una famiglia che vive nei pressi delle famigerate antenne e che magari è preoccupata per la propria salute?

( Anzi, perché non spostare sotto le antenne direttamente tutto il Parlamento? Così se non succede niente…bene! Altrimenti….meglio!).

Un altro aspetto di questa vicenda che mi ha colpito molto è l’ipocrisia della Santa Sede, che, tramite un suo portavoce ha dichiarato che continueranno a fare controlli nella zona “per la salute della popolazione”. E’ senz’altro vero, ma inoltre (o principalmente) sono obbligati per legge!

Adesso gli sta a cuore la salute…e prima?

Vista l’inefficacia della Giustizia Terrena, non ci resta che sperare che esista la Giustizia Divina e, non augurandoci che i responsabili vadano all’Inferno, almeno che le vittime vadano in Paradiso

“come risarciemento”!

Non sono più così profondamente convinto di vivere in uno stato laico.

Non sono più così profondamente convinto che la legge sia uguale per tutti.

 

Ah, dimenticavo…e se fossimo anche una “colonia” degli Stati Uniti?

Non so chi di voi si ricorda l’episodio della strage del Cernìs, dove persero la vita una ventina di persone per una “bravata” di alcuni piloti americani (in Italia).

I responsabili, giudicati da un tribunale militare americano, sono stati tutti assolti o condannati a pene ridicole (soprattutto se si pensa che in America c’è la pena di morte per molto meno…)

Stranamente le prove sono andate distrutte (la scatola nera dell’aereo è stata manomessa).

Avete sentito qualche politico o qualche giornalista fiatare, osare chiedere giustizia?

Sono tutti bravi a chiedere giustizia quando fa comodo…

 

Dario Cavallo

 

 

Dieci mesi di governo, dieci mesi di proteste

 

Giugno 2001 “s’insedia” il governo Berlusconi e da qui inizia un periodo di contestazione. Durante la sua campagna elettorale ci aveva promesso (illusoriamente ) una nazione migliore, posti di lavoro per tutti, a città a livello d’uomo, strade più sicure e una favolosa riforma sul ciclo scolastico.

Quante di queste promesse sono state mantenute?

Primo capitolo: CITTA’ PIU’ SICURE, intanto i black block quasi indisturbati distruggono Genova, mentre i pacifisti, quelli veri vengono caricati. A nove mesi dalla morte di Carlo Giuliani (ucciso tragicamente negli scontri avvenuti allo Genova) l’inchiesta giudiziaria sulla sua morte continua a non avere coordinate certe e a presentare troppi buchi neri.

Secondo capitolo: l’America è ferita al cuore e l’Italia giustamente la conforta, il conforto esasperato diventa alleanza militare e comincia la guerra, assurda, contro lo sceicco del terrore che rimane un lontano miraggio, mentre molti, troppi civili sono vittime innocenti dei bombardamenti.

Terzo capitolo: SCUOLA, interviene il ministro della pubblica distruzione con il suo disegno di legge, tutte le scuole d’Italia protestano, arrivando perfino a incatenarsi (studenti di un Liceo di Roma)  davanti al ministero

Anche durante il fittizio colloquio con un gruppo di studenti non risponde alle domande che gli vengono poste, porta ugualmente il disegno di legge alla votazione, ma per fortuna il governo non lo approva.

La nostra ministra ha modificato il disegno di legge apportando delle modifiche di poco significato  e questa volta è passato!

Quarto capitolo : ARTICOLO 18,* un contributo per far aumentare il livello di disoccupazione italiana sarebbe il ritocchino del fatidico articolo 18. Il nostro ministro del wellfare si sta spremendo le meningi per escogitare un sistema con il quale licenziare diverrebbe una routine. Niente più giusta causa; oggi lavori domani chi lo sa? A nulla sono valsi i girotondi e tanto meno le manifestazioni, che sono state interpretate dalla destra italiana come promotrici del pensiero brigatista, che si è sfogato tragicamente il 20 marzo scorso con l’uccisione del collaboratore del ministro Maroni, Marco Biagi (unico vero mediatore fra il governo e i manifestanti.).

Quinto capitolo: Berlusconi, dopo aver spinto alle dimissioni  il ministro degli esteri, ha preso il suo posto con un bell’accentramento di potere! Ma per non far notare il grave fatto sposta l’attenzione sulle case chiuse.  “Il cavaliere Mascarato” dice che non è possibile passeggiare tra le strade con i propi filgi per la presenza anche diurna delle prostitute.

Ma si è mai accorto di ciò che le sue reti trasmettono in prima serata? Fra la Miconi e la Caldonazzo, l’audience aumenta ma il tono di cultura si abbassa. A ragione la signora Ciampi quando afferma che ora la tivù è solo spazzatura.

Sesto capitolo: GIUSTIZIA, l’11 gennaio, apertura dell’anno giudiziario, in tutte le sale dei tribunali si è assistito alla cerimonia di apertura. In molte città, al momento del discorso del rappresentante del governo, gruppi di magistrati si sono svestiti della toga e hanno abbandonato le sale. Questo ha voluto essere un segno di protesta nei confronti del ministro della giustizia, On. Castelli,  e di chi, al governo, cerca di interferire nello svolgimento dei processi.

 

In dieci mesi “Il cavaliere” ha fatto più danni che cose giuste, chissà cosa ci attende!

 

Tommaso Bianco, Marco Carpini, Marta Gaia, Francesco Maglione VA

 

Al momento di andare in stampa abbiamo trovato appiccicata all’articolo questa simpatica notarella, lasciata abusivamente da un “ardito” sconosciuto. Invitiamo l’autore a spiegare in Italiano comprensibile (scrivi come mangi!) il contenuto del suo intervento e se non gli è troppo di disturbo a firmare. Comunque tutte le opinioni sono sempre bene accette.

 

* L’articolo 18, in vigore in quasi tutti i paesi civilizzati, è utilizzato per mandare a casa gente incompetente che, nonostante i suoi sforzi e impegni per svolgere degnamente il suo lavoro, è insufficiente sul piano finanziario/statale.

Con questo non voglio insultare nessuno; vorrei soltanto far capire quanto sia scabroso puntare il dito giudicante su persone che cercano di migliorare il nostro paese.

Abbiate l’intelligenza (e l’avete) di pensare come mangiate. Con la misura con cui misurate sarete misurati.

Attenti

Vostro amico e consigliere

 

 

 

L’attuale società tra consumismo e frivolezze

 

Ognuno di noi è immerso nella propria quotidianità, e incalzato da un ritmo frenetico che rende la vita un’individuale corsa contro il tempo, nel tentativo di migliorarla, spesso chiusi nel proprio mondo, noncuranti dei problemi delle persone che ci vivono accanto. Ci siamo mai soffermati a pensare di come sia realmente la nostra società e come influenzi le nostre scelte?

Il progresso di cui oggi godiamo riflette infatti i suoi lati negativi su una società ormai priva dei veri valori e indirizzata sempre più verso il consumismo e le frivolezze mentre acquista sempre maggiore importanza l’apparire invece che l’essere. Ognuno di noi possiede in casa almeno un televisore, considerato ormai indispensabile per la vita di tutti i giorni, un amico fidato con cui trascorrere tutto il tempo possibile, ma, che si rivela “un potente nemico” in grado di agire indisturbato sul nostro inconscio, influenzandolo.

Infatti trasmette prepotentemente idee, opinioni, modi di vita che per molti diventano delle vere e proprie regole. Tuttavia la televisione è di per sè un’invenzione tecnologica come un’altra, ma bisogna ricordarci che è la mano dell’uomo mossa dal desiderio di lucro a trasformarla in un oggetto che invece nuoce a lui stesso. Tuttavia, sebbene usata, si può rivelare un elemento di crescita culturale  che può incrementare la capacità critica di ogni singolo individuo. Purtroppo, come nella nostra attuale  società, i bisogni e il rispetto delle persone vengono soffocati da giganteschi interessi economici che compromettono lo svolgersi delle comunicazioni.

Infatti, troppo spesso, anzi sempre, il diritto delle persone ad avere una comunicazione libera ed aperta viene penalizzato sempre a favore del “Dio denaro” che ormai fa girare il mondo. In questo caso la televisione diventa un mezzo di massa che favorisce la creazione di società appiattite, formate da persone–robot danneggiate dalla loro stessa invenzione.

La televisione non è l’unico mezzo che può farci capire il carattere della nostra società, ma ne è l’esempio più costitutivo che ci può far riflettere. Una delle caratteristiche della nostra società che si addice agli interessi economici alimentati dalla televisione è “il consumismo”. Entrare nei negozi e spendere allegramente i propri soldi per comprare tutto ciò che ci passa per la mente: questo è il consumismo. E’  quindi un fenomeno falso e ingannevole, un’ossessione psicologica che sembrerebbe soddisfare la gente, ma che  in realtà è causa di disagio e di infelicità, maggiori di quelle che si sarebbero provate se non si avesse avuto la disponibilità economicha per soddisfare questo incredibile desiderio di acquistare. Ma come si può spendere oltre misura mentre ci sono persone che muoiono di fame a causa di malattie? Questo purtroppo è uno degli aspetti contraddittori dell’intricato animo umano.

Ma ormai molte volte per altrettante persone, specialmente le più agiate, questi problemi diventano insignificanti. Si delinea in queste persone, prodotti della società umana, un egoismo e un’indifferenza per tutto ciò che accade fuori dalla loro vita. Essi quindi pensano: “Che cosa mi importa se milioni di persone muoiono di fame se io vivo nell’abbondanza?” certamente non dobbiamo dimenticare che ci sono molte persone che si adoperano per il sociale e per la difesa della giustizia e dei valori, ma fino a quando?”

Occorre quindi riflettere e dobbiamo essere noi giovani a tentare di creare una società più equa dove tutte le persone abbiano una propria dignità.

 

Roberta Ciocca, Raffaella Ceriaro, Francesca D’amelio e Gianeri Debora

 

 

 

IMMIGRAZIONE:”DRAMMA O OPPORTUNITA’ ”

 

L’ultimo decennio del secolo XX verrà ricordato come l’inizio del più grande movimento migratorio su scala planetaria della storia recente. “Niente di nuovo sotto il sole”!. Già, perché la storia dell’umanità non è certo nuova a fenomeni di questo tipo. Escludendo le migrazioni forzate (come quella dei tredici milioni di tedeschi che alla fine degli anni ’40 fuggirono dai Paesi dell’est europeo) troveremo in epoca recente un esodo volontario di proporzioni bibliche nella prima metà del 19° secolo.

Questa volta erano inglesi, tedeschi, irlandesi, scandinavi e soprattutto 6250000 italiani che emigrarono per sfuggire alla fame, alle persecuzioni politiche o semplicemente in cerca di nuove opportunità.

Questa è la molla che spinge a lasciare la propria terra, la casa e gli affetti. La speranza di un lavoro e di una vita migliore, come per quelli che prima ho citato, ha condotto  molti extracomunitari, soprattutto  marocchini, nella nostra città. Coloro che sono venuti con questo spirito si sono integrati dando una mano all’economia agricola, bisognosa di manodopera, ma purtroppo molti hanno preferito facili ed illeciti guadagni (furti, spaccio di droga, prostituzione).

Il brutale assassinio di Giorgia e Monica ha costretto tutti noi a riflettere sul fatto che, in tutti questi anni, ad Albenga, così come nel resto d’Italia, non abbiamo controllato ma, al contrario, subito il fenomeno dell’immigrazione. L’abbiamo subito a tal punto che oggi non siamo più sicuri in casa nostra! Uscire la sera diventa sempre più rischioso!

Quello che maggiormente ci deve fare riflettere è che nei loro Paesi di origine questa gente non si sognerebbe neanche di commettere certi reati; la “crudele” legge islamica, alla quale sono educati fin da giovani, punisce la delinquenza in maniera esemplare. Anche in materia religiosa la cultura islamica non offre certo un esempio di tolleranza e di apertura per il “diverso”. Paesi come il Sudan e l’Arabia Saudita ad esempio, impediscono in maniera categorica la professione della fede cristiana. Al contrario noi italiani stiamo offrendo un esempio di tolleranza e di volontà di integrazione, ma ciò non può avvenire sacrificando la nostra identità culturale e religiosa. La piena e completa integrazione non potrà certo realizzarsi eliminando i crocifissi dalle scuole o cambiando nome al Natale in “festa della fratellanza” o chiudendo le scuole nella ricorrenza del Ramadan.

Così come i milioni di italiani che sono emigrati in cerca di fortuna si sono perfettamente integrati, innanzitutto rispettando le leggi e gli usi dei popoli che li ospitavano, pur mantenendo il legame con le nostre tradizioni, allo stesso modo noi dobbiamo esigere che coloro a cui noi oggi offriamo l’opportunità di costruirsi una nuova vita rispettino le nostre leggi, le nostre usanze, la nostra cultura.

 

BIANCHI BEATRICE - FIORILE LAURA  - LICHERI LAURA  -  LANUARA MICHELA VA


 

 
 
MUSICA

 

SKA e DINTORNI


 

 


SKA-P   "El  vals  del obrero"

 

Ecco a voi un album allegro e veloce che racconta, denunciandoli, alcuni problemi sociali. Questo gruppo spagnolo, che è appropriato definire combat-ska, è sicuramente tra i migliori nel suo genere. A Novembre dell'anno scorso hanno suonato anche in qualche concerto in Italia, dimostrando tutta la loro bravura non solo nella parte musicale ma anche nell 'intrattenere il pubblico con scenette esilaranti. "El vals del obrero" è uscito nel 1996 e presenta 12 canzoni "tirate" in cui è fondamentale l' apporto dei due cantanti, che rende più completa e incalzante la sezione vocale. Già dalla prima traccia("El gato lopez") si capisce quale sia l'energia che sprigiona questo gruppo. Le tematiche sono la legalizzazione("Cannabis"), il governo spagnolo("Napa es"), la classe operaia("El vals del obrero") e l'ipocrisia della chiesa("Sexo y religon"). Se ascoltate la Banda bassotti,(recensita da redstar nello scorso numero)non potete non apprezzare questo album.

                                               Nattero Patrick

                                                                                     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GIULIANO  PALMA  AND  THE  BLUEBEATHERS

 

“WONDERFUL LIVE”

Un gruppo alla ribalta già da qualche anno, si presenta al suo pubblico nel modo migliore, ovvero con un disco registrato dal vivo. Infatti è  proprio nella dimensione live che incentrano la propria attività. Tra i brani, che sono un misto tra ska e reggae, spiccano alcune cover,  come “Che cosa c’è” di Gino Paoli “ Wounderful life” che, anche grazie ai videoclip ( girati con tecniche cinematografiche stile anni settanta), hanno fatto conoscere la band in tutta Italia.

Da sottolineare la bravura di Giuliano Palma, “The King” , voce e vero trascinatore del gruppo.

“Somebody has stolen my girl” ha un ritmo tipicamente centroamericano (…Giamaica) con le sezioni di fiati sempre in primo piano a scandire la melodia.

L’album è sicuramente un prodotto singolare nel panorama musicale italiano e prescinde dalle mode  e dall’idea di commerciale. Consigliabile per chi si avvicinasse al genere per la prima volta. Interessante è anche il sito della band (www.bluebeathers.com) in cui, oltre alle date dei concerti, si possono trovare i testi delle canzoni e informazioni sugli artisti che compongono la band.

Negro  Giacomo


 

                                                                                                          


 

 

 

 

 

 


METAL MANIA

 

Children of bodom

 

Giunti alla terza prova in studio i Children Of Bodom di Alexi "Wild Child" Liaho si trovano ad affrontare il difficilissimo compito di non deludere le grandi aspettative e produrre un album che non sfiguri se paragonato ai precedenti capolavori: "Something Wild" e "Hatebreeder".

Con queste uscite infatti il gruppo finlandese era riuscito a raccogliere consensi di pubblico e critica un po' ovunque grazie al loro perfetto mix di death metal melodico e power neoclassico, riservandosi così un posto di primissimo piano nel panorama metal degli ultimi anni.

Il nuovo capitolo di Laiho e soci era stato preceduto alcuni mesi prima da "Hate Me", singolo che aveva lasciato perplessi una buona parte degli estimatori del gruppo perchè, sebbene non stravolgesse lo stile del combo finnico, era un pezzo fin troppo orecchiabile e leggero se paragonato alle vecchie composizioni.

Fortunatamente per noi però l'episodio rientra nella perversa legge che negli ultimi tempi vede uno dei peggiori brani dell'album scelto come singolo d'apertura (gli esempi più recenti li abbiamo ricevuti da Rhapsody e Hammerfall).

Paradossalmente infatti il nuovo album si presenta più potente dei suoi due predecessori con una produzione volta a valorizzare al massimo il lavoro ritmico delle chitarre che in questa occasione appare assai più elaborato e presente che in passato. Le registrazioni, questa volta svolte nei leggendari Abyss studios sotto la supervisione del celebre produttore Peter Tagtgren (Hypocrisy/Pain), sono state infatti eseguite con l'intento di far risaltare maggiormente il lavoro delle due asce di Laiho e Kuoppala per donare così un sound ancora più corposo e d'impatto rispetto a quello dei primi due studio album.

Durante l'ascolto dei nove brani presenti infatti non si notano cadute di tono, anzi tutte le composizioni si attestano su livelli qualitativi molto alti e appaiono ben differenziate tra loro. Se la title track é infatti il classico pezzo d'apertura veloce e carico d'energia, il seguente "Bodom After Midnight" é un brano assai più ritmato e lento mentre la traccia numero 4

intitolata "Everytime I Die" é un ottimo mid-tempo che non potrà non costringervi a compiere almeno un accenno di headbanging...

Quasi inutile a questo punto sottolineare la bravura dei 5 componenti del gruppo che ancora una volta si dimostrano musicisti strepitosi: Laiho come sempre é artefice di un'ottima prova sia dietro il microfono sia alla sua 6 corde, Wirman si conferma un tastierista eccezionale grazie all'abilità con la quale riesce a ricreare sonorità inquietanti e suggestive.

 

Rencensione dell traks dell’album:

 

1. FOLLOW THE REAPER

Classica opener veloce, d'impatto e accattivante sin dal primo ascolto. Bastano pochi secondi per accorgersi del leggero cambio di direzione intrapreso dai cinque finnici. Dopo l'ormai immancabile campionamento audio infatti, le chitarre partono fin da subito più thrashy che mai e per tutto il tempo hanno la netta superiorità sulle tastiere. Splendido il bridge che richiama la musica folk scozzese in cui, su un tappeto ritmico saldo e potente come al solito, le asce di Laiho e Kuoppala si fondono per dar vita a delle bellissime melodie che per le loro particolarità e sonorità sembrano disegnate da due cornamuse.

 

 

2.  BODOM AFTER MIDNIGHT

Si continua con un brano leggermente più lento caratterizzato da un pre-chorus molto ritmato e da cori che appaiono per tutta la durata del pezzo. A mio modo di vedere però quelli presenti durante i verse e che come utilizzo ricordano i migliori Anthrax non sono molto azzeccati.

Come sempre buono il chorus, lento ma molto orecchiabile e valorizzato dalle melodie suonate dalla chitarra solista di Laiho.

 

 

3. CHILDREN OF DECADENCE

Siamo così arrivati a quello che a mio giudizio si presenta come uno dei migliori brani dell'album. Si parte con una bellissima introduzione dove é Wirman a farla da padrone ricreando come solo lui é in grado di fare quelle atmosfere così suggestive e misteriose già citate in precedenza. Si continua con un verse stupendo, veloce e magnificamente interpretato da Liaho che compie un lavorone sia alla voce che alla sei corde e un chorus nella migliore tradizione dei COB: melodie bellissime e tantissima potenza.

4. EVERYTIME I DIE

Siamo giunti all'ottimo mid-tempo a cui ho fatto riferimento durante il corpo della recensione. Dalla grande atmosfera e solidità fa risaltare ancora una volta il gusto più unico che raro di Wirman alle tastiere. Suo é infatti il merito se il brano é pervaso dal feeling che lo caratterizza. Insieme a Laiho questo giovanissimo musicista é stata una delle più gradite rivelazioni degli ultimi anni dimostrandosi impeccabile tecnicamente così come dotato di un gusto più unico che raro (sempre ottime le scelte melodiche così come gli arrangiamenti e i suoni selezionati).

 

 

5. MASK OF SANITY

Brano caratterizzato da repentine accelerazioni in doppia cassa può, per la struttura, ricordare "Red Light In My Eyes part.1". Parte con una bellissima ma molto breve introduzione di tastiera per poi veder subito l'entrata degli altri strumenti che ne incrementano vertiginosamente velocità ed impatto. Molto buona la parte centrale costituita da un bridge dalle ritmiche molto marcate e pensanti e da una sezione solistica ottima come al solito.

 

 

6. TASTE OF MY SCYTHE

Altro pezzo molto veloce e dai molteplici stacchi. Un'accentuata solidità e varietà ne fanno uno degli episodi più felici dell'album. Nella parte finale del brano una volta tanto é Raatikainen a mettersi in evidenza dietro pelli e piatti.

 

 

7. HATE ME

Ed eccoci arrivati al tanto criticato singolo. Il brano in questione, anche se oggettivamente di buona fattura, presenta una linea melodica principale decisamente troppo "allegra" e orecchiabile che lo penalizza fortemente. Molto buoni verse bridge, un po' meno la parte centrale. In definitiva un pezzo carino ma non eccezionale... per i COB questo vuol dire uno dei loro peggiori brani in assoluto.

 

 

8. NORTHEN COMFORT

Dal brano più leggero del lotto passiamo a quello più "cattivo". La voce di Laiho si fa più malefica che mai così come la sezione strumentale non lascia troppo spazio alla melodia per dar vita ad una furia sonora in cui la doppia cassa di Raatikainen viaggia a pieno regime per gran parte del tempo e le tastiere di Wirman servono solo per donare al brano la giusta atmosfera. Qualche riff non eccezionale non ne fa uno dei miei brani preferiti.

 

 

9. KISSING THE SHADOWS

Altro brano in cui tutto sembra funzionare a meraviglia. Veloce ma non troppo presenta un verse di ottima fattura un buon pre-chorus e un chorus magnifico come sempre. Brano dalla struttura insolita presenta una sola volta ogni sezione e vede l'ultimo minuto e mezzo occupato da un botta e risposta solistico tra Laiho e Wirman.

 

 

10. HELLION (Bonus Track)

La bonus track (che sarà presente nelle versioni digipack a tiratura limitata) é la cover di un brano dei W.A.S.P apparso nel 1984 sul loro omonimo album di debutto. Già apparsa come seconda traccia sul singolo d'apertura per i fan del gruppo finnico non é comunque una sorpresa visto che Wild Child e soci si dilettano spesso a riproporre il pezzo anche dal vivo. Anche se a conti fatti nulla di eccezionale la versione qui presente si rivela decisamente piacevole, molto ben suonata ed interpretata.

 

                                                                                                                             Ferrari Paolo 4^A

                                                                                                                            

 

 

CRADLE OF FILTH

 

Per più di un decennio, tra gli anni ’80 e ’90, i protagonisti della scena Black Metal sono stati gruppi scandinavi (Mayhem, Burzum, Mercyful Fate), ma a partire dalla seconda metà degli anni ’90 nel Regno Unito nasce la Black-Gothic Metal band da molti considerata come la più grande di tutti i tempi: i Cradle of Filth.

La band si è formata nel 1991, anche se il primo album è uscito solo nel 1994. La formazione ha subito moltissimi cambiamenti di anno in anno, ad eccezione del cantante Dani Davey, fino ad arrivare ad una line-up piuttosto solida, quella dell’ultimo album.

Tutti i lavori sono caratterizzati da un’atmosfera cupa e decadente, resa in particolar modo negli ultimi due album dal nuovo tastierista Martin, che ha portato ottime influenze all’interno del gruppo ed ha saputo accordarsi al meglio con le lirycs grazie alla sua interpretazione tastieristica.

Per quanto riguarda la voce, essa è un contributo fondamentale per lo stile: passa dal growling più cupo al cantato più stridulo. Le chitarre e la batteria non presentano eccezionali particolarità tecniche ma non ricadono per nulla nella banalità.

Dagli esordi ad ora hanno inciso un gran numero di album. Lo stesso Dani ha così descritto la loro produzione:”’Principle Of Evil Made Flash’ è molto black metal, ha grandi atmosfere e trasmette molte emozioni, più ancora del successivo ‘V-Empire’. Sebbene realizzato con un budget molto basso, siamo riusciti a ricavare atmosfere eccezionali, un grande feeling. Molti, soprattutto in Germania, lo ritengono un classico, anche perché al tempo era sicuramente un disco fresco ed innovativo. ‘V.Empire’ è una risposta arrabbiata ai problemi che avevamo con la Cacophonus. Dovevamo già pubblicare ‘Dusk And Her Embrace’, poi riregistrato con la nuova line-up dopo aver lasciato la Cacophonus. ‘V-Empire’ è stato un disco di assestamento, visto che avevamo già in prospettiva di lasciare la nostra etichetta. È molto “biblico”, veloce e pomposo. Poi abbiamo firmato per la Music For Nation,abbiamo riregistrato il vecchio materiale per ‘Dusk And Her Embrece’, con un paio di nuovi pezzi ed abbiamo pubblicato il nuovo disco. Eravamo molto legati alle tematiche sui Vampiri e alla letteratura del XIX secolo ed alla sue ambientazioni, per questo ‘Dusk And Her Embrace’ è un album molto black metal e molto oscuro…pieno di sangue!!! Poi è venuto ‘Cruelty And The Beast’, eravamo già abbastanza famosi e questo ci ha permesso di prenderci un po’ di tempo per dedicarci alla scrittura del disco anche perché si tratta di un concept. Il disco parte dalle basi di ‘Dusk…’ ma si sviluppa come una specie di fiaba macabra, molto più legato alla storia, ma anche molto veloce. Il disco successivo è stato un lavoro “pigro”. Abbiamo registrato del nuovo materiale solamente perché stavamo attraversando un periodo difficile e stavamo diventando troppo pigri. Ci abbiamo messo 6 mesi per registrare un Ep e solamente perché io e Robin volevemo farlo a tutti i costi. Così è nato ‘From The Cradle To Enslave’ che ha segnato anche il nostro ingresso nel mondo dei video grazie al clip girato dal mio amico Alex Shandon, autore anche del film ‘Cradle Of Fear’ che è uscito in seguito. Dopodiché abbiamo stabilizzato la line-up e abbiamo realizzato ‘Midian’ Che potrebbe diventare un classico. Prende gli elementi di tutti i dischi precedenti e li miscela insieme rendendoli tutti più…Cradle of Filth! Più velenoso, più visionario, più intenso, con una produzione decisamente migliore dei precedenti lavori. ‘Bitter Suites To Succubi’, che è il nostro ultimo disco,è scritto dalla stessa formazione che ha composto ‘Midian’ ed esprime la nostra volontà di andare avanti a produrre musica. È un disco per tutti i nostri fans, un disco che vuole essere un ringraziamento soprattutto alla scena underground che ci ha supportatati, è per questo che abbiamo incluso nel disco anche alcuni vecchi brani da ‘The Principle Of Evil Made Flash’. Questo disco unisce il nostro presente con il nostro passato e getta uno sguardo al nostro futuro che è rappresentato dall’uscita di un nuovo album per una major.”

A proposito del fatto che i Cradle abbiano firmato per una major sono state fatte molte critiche, ma loro stessi

assicurano che questo non influenzerà mai il loro stile, tanto nel nuovo album, che uscirà verso settembre, quanto in quelli futuri, perché loro non saranno mai disposti a rendere il loro genere commerciale, perchè perderebbe il suo significato.

 

Viviana Biagini

 

 

COMBAT MUSIC

 

Daniele Sepe: “Jurnateri”

 

“Ci sono vari modi per esplorare in musica le contraddizioni tipiche del nostro tempo; lo straordinario compositore e musicista italiano ne conosce molti, e trasforma questa sfida in una gioiosa celebrazione della libertà che ridefinisce completamente il nostro senso del possibile. E ci costringe a ripensare i limiti delle nostre categorie: è musica classica? Popolare? Medievale o jazz? Musica da circo, da strada o da film?”.

Così il critico inglese Christopher Ballantine prova a dare una definizione dell’opera di Daniele Sepe, napoletano verace, sassofonista (e suonatore di ogni tipo di strumento), comunista fino al midollo, autore di colonne sonore, irresistibili marcette e belle canzoni, ma soprattutto  ricercatore e contaminatore delle musiche popolari di tutti i luoghi.

Questo suo ultimo album (messo in vendita al prezzo ultrapolitico di 8 euro) prende il nome da un termine del dialetto siciliano, che definisce il bracciante, per l’appunto, “giornaliero”. “Si vide all’animale”, sinfonia della miseria su testo del drammaturgo partenopeo Raffaele Viviani, apre le danze, subito seguita da una scatenata “Tarantella Guappa” e da una vecchia canzone anarchica, “Sante Caserio”.“Saranta Palikaria” (quaranta patrioti) è una rielaborazione di tre strofe intonate dai partigiani indipendentisti greci del 1820. “Malutiempo, boys (Stormy Weather)” trova una misura perfetta tra  cori da marinaio e ritmi reggae, mentre la voce calda e la chitarra catanese di Massimo Ferrante intonano un “Lamentu per la morte di Turiddu Carnavali”,  “jurnateri” che aveva raccolto intorno a sé “li dorminterra, li facci a tridenti, li manciapicca cu lu sciatu chiusu, lu tribunali di li penitenti…” ucciso perché sosteneva che “la terra è di cu la travagghia”.

Al disco è allegato un cd-rom, che contiene “Un’altra via d’uscita”, videoclip a cartoni animati di un brano realizzato da Sepe a scopo promozionale per le botteghe del “Commercio equo e solidale”.

Fatto strano, il riscontro commerciale è stato ottimo: 18.000 copie venute in sei mesi. Niente male per un disco


autoprodotto  senza leccare il sedere alle majors e distribuito con una promozione minima!

Se volete saperne di più su questo atipico “musico”, potete dare un’occhiata al suo sito internet: www.danielesepe.com.

Giacomo Conti II A     

 

 

Modena City Ramblers: “Radio Rebelde”

 

I modenesi d’assalto in questo ultimo cd hanno abbandonato i cieli azzurri e i prati verde smeraldo dell’Irlanda, per buttarsi a capofitto in una sorta di musica del mondo, piena di campionamenti, fiati, chitarre, ed ogni genere di strumento “etnico” dal nome impronunciabile, approdando ad uno stile che ricorda un po’ quello del loro amico Manu Chao (niente paura: mooolto più energico!).

Il filo conduttore del disco sono le trasmissioni di una ipotetica “radio ribelle”: i Ramblers ci conducono per mano in un viaggio che parte dalla “Carratera Austral (strada militare fatta costruire dal dittatore cileno Augusto Pinochet), passando per  Genova nei giorni del G8 dove “La Legge Giusta” ha fatto il suo corso, attraversa il gigantesco “Ghetto costruito da chi pensa che “il gioco è dei furbi” e ci fa conoscere una vecchia “Mamagranda” emiliana che difende i diritti degli immigrati (“perché un teimp i noster vecc i i l’an fat anca loro”), fino a scattare una drammatica istantanea al nostro pianeta, la “Terra del Fuoco”, e a trovarsi di fronte al fatto, “Triste, solitario y final”, che “il tempo sfugge svelto…la musica è finita”.

Si ascoltano la voce del popolo swhaili e dei curdi che attendono (per ora invano) il loro “Newroz” (capodanno) di libertà; il monito del presidente Salvador Allende, assediato dai golpisti nel palazzo della Moneda (“La historia es nuestra, y los hachen los pueblos”: la storia è nostra e la fanno i popoli); la speranza della giornalista Susan George (“Another world is possible”) e le parole infami di un tutore dell’ordine, pronunciate un maledetto venerdì 20 luglio: “Bastardo, l’hai ammazzato tu, con il tuo sasso!”. 

                                                                                                                                             Giacomo Conti IIA


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
CINEMA

 

Cinema: Piccolo Zibaldone

 

Una gradita apparizione

 

Anche se  esula dal contesto strettamente cinematografico, dono ugualmente un po’ di spazio a Roberto Benigni, premio oscar, comico, trasgressore, animale da palcoscenico, folletto toscano passato sul palco dell’Ariston annoiato dalle solite facce (e dai soliti accordi, nonché dalle solite parole, che si adeguano nella maggior parte dei casi alla Santissima Trinità SOLE-CUORE-AMORE) come una ventata di allegria irriverente.

Forse ha deluso i suoi fan più affezionati limitandosi a ripescare e assemblare pezzi del suo repertorio, d’altra parte noti soltanto a chi aveva gustato il  recital “Tuttobenigni 1996”: ma che humor, che vitalità, che fantasia!

Solo Benigni riesce passare con facilità e naturalezza dalle gag triviali (la palpata ai gioielli di famiglia di Baudo, seguita dal commento << uno scoop: i capelli sono veri, è il pisello che è finto!>>; l’invasione sotto alle sottane delle due vallette) alla recitazione di un passo “di scandalosa bellezza” della Divina Commedia dedicato alla Vergine Maria; è uno che, invece di cascare nella provocazione goliardica di Ferrara (e di tutti quelli che, come lui, si aspettavano un comizio politico in mondovisione) lo disarma sbeffeggiandolo amabilmente; uno che, tra uno sfottò a Fassino e a Berlusconi e una  stoccata al governo, t’improvvisa un elogio dell’amore, “l’unica limitazione della libertà che ci rende più liberi”, per poi chiudere con un augurio ai tre presidenti: al neoeletto presidente della RAI Baldassare, al Pres. Ciampi e signora, perché preservino “giustizia e bellezza”, al presidente Berlusconi , affinché si comporti in modo da farci alzare dal letto al mattino “orgogliosi di essere italiani”.  

Robberto, grazie di esistere e cento di queste serate.        

                                                                                                                            

Un altrettanto gradita sorpresa

 

Invado il campo del duo “Monsù e Anedda”, ma la notizia è troppo ghiotta per non gridarla ai quattro venti: ”Il viaggio di Chichiro”, nuovo lungometraggio animato del maestro nipponico Hayao Miyazaky, ha vinto l’orso d’oro al festival di Berlino!

Si, avete letto bene: un manga, un cartone animato pieno di colore, stranezze (la trama ruota attorno alla ricerca da parte della piccola Chichiro dei suoi genitori, trasformatisi in maiali) mostri, magia e duelli ha ottenuto il massimo premio ad un festival di cinema d’autore.

Un riconoscimento del genere restituisce al cartoon giapponese la dignità che merita e ne sancisce ufficialmente la maturità espressiva, aldilà dei pregiudizi del pubblico e degli addetti ai lavori.

Infatti bisogna ricordare che, della vastissima produzione animata proveniente dal paese del Sol Levante soltanto tre titoli (se si esclude il fenomeno Porkemon) sono stati distribuiti di recente nel nostro circuito cinematografico: “Akira” di Katsuiro Otomo, incubo postatomico, nel 1989, “La Principessa Mononoke”, fiaba ecologista,  sempre di Miyazaky (ironia della sorte, distribuito proprio dalla Buena Vista-Dysney, da sempre monopolizzatrice del mercato dell’animazione) nel 1998 e “Final Fantasy” di Hironobu Sakaguchi e Motonori Sakakibara, apocalisse in digitale frutto di una stupefacente sperimentazione tecnica, nel 2001.

Speriamo che questo fatto spinga qualche distributore “illuminato” ad acquistare i diritti del film e anche delle opere future, altrimenti un ricco patrimonio di creatività e storie da raccontare (come quello del cinema honkogonese, indiano, africano e così via) rischia di rimanere nascosto ai nostri occhi.  

 

Black Hawk Down

 

Somalia, 1993: la capitale Mogadiscio è insanguinata da una tremendo conflitto tra bande rivali che provoca più di trecentomila morti. Il signore della guerra Aidid spadroneggia, tiranneggiando la popolazione civile e arrivando fino al punto di requisire gli aiuti umanitari dell’ONU.

 Per i comandanti delle forze speciali USA c’è una sola soluzione: una  “special operation” rapida ed efficace che porti alla sua cattura.

Sulla strada del ritorno alla base però qualcosa va storto: un elicottero viene abbattuto dai miliziani locali; una voce grida “Black Hawk abbattuto, Black Hawk abbattuto!”.

 E’ l’inizio della fine: la situazione precipita irrimediabilmente, sotto gli occhi impotenti dei comandanti; migliaia di persone assediano i superstiti  e attaccano il corpo di spedizione che prova a soccorrerli.

L’operazione fallisce  e l’unico risultato è un tremendo bagno di sangue.

Mi sembra una buona idea, prima di recensire il film, proporre alcuni stralci di un’intervista concessa dall’inglese Ridley Scott (autore di “Alien”, “Blade Runner”, “Thelma e Louise”, recentemente tornato alla ribalta dopo il successo strepitoso de “Il Gladiatore”, che gli valse tra l’altro il premio oscar per la miglior regia) al mensile Ciak (numero 1, gennaio 2002):   

<<un film di guerra non faceva parte dei mie progetti, ma quando mi hanno offerto questa storia, ho subito immaginato come realizzarla . E’ la ricostruzione fedele di una guerra che gli Stati Uniti avevano etichettato come “tascabile”, da risolvere in 39 minuti, degenerata invece in uno scontro di 22 ore, che è costato la vita a 18 ragazzi americani e a centinaia di somali. Gli americani erano ragazzi fra i diciotto ed i venticinque anni, Ranger provenienti da un duro tirocinio, ma privi di esperienza sul campo (….) Se giri una battaglia devi mostrarla in tutta la sua brutalità perché il realismo diventi un atto di accusa contro tutte le guerre. L’idea base della struttura della struttura di questo film è proiettare lo spettatore al centro di una lunga, ininterrotta azione bellica, costringerlo a chiedersi il perché di questo spreco di vite. Si può discutere se sia giusto o no per una nazione potente intervenire allo scopo di ristabilire l’ordine, ma in questo caso gli Stati Uniti non possono essere accusati di aver agito per reconditi interessi. L’unico motivo era aiutare il popolo somalo, decimato dalla guerra civile.>>.

 

  Insomma, già dalle parole del regista si intuisce che non si tratta di un film facile da etichettare: contro la guerra, ma interventista; polemico anche se patriottico; crudo e documentaristico.

Black Hawk Down ha scatenato numerose polemiche: negli USA ci sono state proteste proprio per il duro realismo di alcune immagini (d’altra parte, siamo o non siamo in guerra?).  L’autore è stato poi accusato di aver girato una specie di “Alien” con i somali al posto degli alieni o di aver fatto propria una filosofia da videogioco, con gli eroi che avanzano falciando i nemici che sbucano dappertutto.

E c’è del vero in questi rilevi: il punto di vista del film è rigorosamente fisso sui marines (a cui va tutta la partecipazione emotiva e che non si risparmiano le frasi eroiche in punto di morte), mentre i somali appaiono come una marea scura, amorfa e feroce, o civili inermi o guerriglieri incattiviti e assetati di sangue.

Ma il fatto è che Scott non si limita a relegare nell’anonimato il popolo africano, ma si comporta quasi alla stessa maniera con i soldati americani: le annotazioni psicologiche sono ridotte al minimo, i personaggi sono comuni, quasi insignificanti; gli preme mostrare lo svolgimento spietato della guerra, vista come avvenimento, puro conflitto tra gli uomini, ed è bravo a trasformare lo schermo in un turbinio di sabbia, pezzi di metallo, sangue, bossoli, fughe, assedi ed esplosioni.

 Così facendo fotografa alla perfezione la situazione delle guerre moderne, le guerre “degli altri”, combattute dai “nostri ragazzi” in paesi lontani e sconosciuti senza conoscerne le motivazioni (per soldi, o ,più raramente, per ragioni ideali) contro un nemico invisibile.      

Inoltre, nonostante il lieto fine, un senso di sconfitta grava sulla vicenda; ed è evidente la totale impotenza del generale che praticamente può solo limitarsi ad osservare tramite le telecamere il massacro dei suoi uomini.

Se Black Hawk Down mi ha lasciato perplesso, è più che altro sul versante dell’intrattenimento: cento minuti ininterrotti di scontri sono troppi anche per Scott e il film rischia di diventare noioso, o di suscitare, invece di indignazione e angoscia, una certa indifferenza.

Insomma, non mi è piaciuto granché, ma mi ha provocato qualche riflessione: lascio a voi decidere in definitiva se valga la pena di vederlo oppure no.     

                                                                                                              Giacomo Conti IIA


 

POESIE

 

 

 

Ciao Ciao

                    

La luna

pudica

si è gettata addosso

un velo di nubi.

 

Impotente

una scheggia di legno

marcio

frusta la brezza.

 

Attaccata alla scheggia c’è una mano

a dieci metri dalla vita

che  fa ciao ciao

e grida.

 

Attaccato alla mano c’è un uomo:

nero

negli occhi

che versano lacrime di sale

e sulla pelle

litri

di fuoco trasparente

nei polmoni

battiti di polso su stomaci di animali

ritmici

milioni di gocce di sudore

dolce

bambini-scheletro e  donne-zombie

recinzioni e fine polvere d’oro bollente

proiettili civilizzati

nel cervello

lame

di sogni e speranze

infrante

ficcate dritte nel cuore.

 

accarezza la sua morte

spontaneo

come lo sciogliersi del ghiaccio

uno straniero del nord

con il suo dolore.

 

 Giacomo Conti IIA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

           

 

 

 

 

              

 

               Finale

 

                  Cadono gocce a terra,

                  Là dove prima era sera

                  Adesso è scesa la notte,

                  Ultimo freddo istante

                  Di una vecchia storia triste

                  Iniziata, ahimè, insieme

                 Alla sua stessa fine.

 

Stefano Maccari  4A

 

 

 

FUMETTI

 

AMICI_    MARS

 

Forse non avrete mai sentito parlare di un fumetto chiamato Mars; beh è una complicata storia d’amore che ha un epilogo drammatico.

Ambientata in Giappone, questo racconto parla di Kira, ragazza piuttosto timida ed introversa, con una grandissima passione per l’arte.

Questo interesse la fa entrare in confidenza con un bellissimo quanto pericoloso ragazzo, Rei Kashino, ribelle ed anticonformista.

I due giovani si innamorano l’uno dell’altra, ma, proprio quando le cose sembrano andare per il meglio, dal passato del giovane Rei emerge un terribile segreto che riguarda l’atroce morte del fratello gemello: Sei.

Un nuovo controverso e ambiguo personaggio entra in scena. Si tratta di Makio, un ragazzo apparentemente gay, che si dichiara innamorato di Rei.

In realtà qualcosa di morboso lo lega a Kashino, come Kashino anche Makio si lascia prendere dall’impulsività che, spesso, si trasforma addirittura in aggressività repressa.

Se Rei però trova in Kira una sorta di deterrente per autocontrollarsi, Makio sembra preda dei suoi insani istinti, tanto da nascondere un omicidio avvenuto nel suo passato.

Makio cerca di uccidere Kira in modo da riportare Rei alla sua originale impulsività, dal momento che perdendola non avrebbe più avuto un freno al suo istinto ribelle.

Solo l’intervento tempestivo di Rei ribalta la situazione: ora è Makio che sta per morire. Il grido disperato di Kira però riesce a fermare la furia omicida che ha pervaso il suo ragazzo…

Il numero successivo non è ancora uscito e lo sto aspettando con ansia… vi farò sapere al più presto !!

                                                   Paola Mantegazza  III E   

 

_AMICI_    IL SIGILLO AZZURRO

 

 Se la precedente è una storia d’amore, quella che sto per raccontarvi è sicuramente una storia fantastica.

Ci troviamo in un paesino del Giappone dove vive la nostra protagonista, una quattordicenne, molto bella e appariscente di nome Soko.

La ragazza si trasferisce a Tokio a causa del padre bancario che viene continuamente trasferito.

Nella grande città viene a contatto con una nuova scuola, nuovi compagni e un ambiente a lei completamente nuovo ed estraneo.

Il primo giorno di lezione conosce Hideaki Kashii, dal quale le amiche la mettono in guardia per la sua fama di “bullo”.

A causa di un malessere Soko viene portata in infermeria, dove è raggiunta da Hideaki, che tenta di molestarla. La protagonista chiude gli occhi sperando che sparisca: quando li riapre del ragazzo sono rimasti a terra solo i vestiti e non capisce cosa sia successo.

Il giorno dopo incontra nuovamente il ragazzo che però ha cambiato sembianze e che cerca di ucciderla. Soko gli chiede spiegazioni sul motivo di questo tentato omicidio e riesce a sapere che lui in realtà è un cacciatore di Oni* e che lei è l’ultimo esemplare di questa famiglia.

A questo punto vi aspetterete un epilogo drammatico, ma… in realtà il cacciatore si rende conto che dentro di lui sta nascendo un sentimento di amicizia e affetto verso la sua preda, che poi lo metterà contro la sua famiglia.

Soko cerca di scoprire la sua vera identità ed insieme ad Akira, che è il vero nome del suo cacciatore, ritornano nel suo paese dove capisce che era effettivamente un mostro che si era impossessata del corpo e della vita di una ragazza da lei mangiata..

I due si dirigono in una villa dove troveranno un manoscritto con la spiegazione a tutto questo.

Akira diventa quindi il suo protettore e rinuncia, in nome dell’amore che prova per lei, ad ucciderla e diventare Byakko** .

La storia continua… aspettatemi al prossimo numero!!

 

*Nella mitologia giapponese gli Oni sono diavoli dotati di zanne e corna, solitamente rappresentati con indosso primitivi indumenti fatti di pelli di animali. Vi ricorda niente una certa Lamù???

**Il Byakko è il responsabile della famiglia, con la carica più alta.

 

                                                                               PaolaMantegazza III E


 

 

 

 

 

 

 

_FRASI CELEBRI_   

                                    PROFESSORI

Prof.Baucia:- “Il bello della musica viene anche dal silenzio…”

-“Provate a riassumere in una riga, o concetto, o riassumete in due righe o concette…”                    

-“Li massacriamo e li facemo fuori tutti!!!”

-“Questo libro è molto migliore.”    

 

Prof.Olivieri:- “Non voglio saltare di paglia in frasca…”

- “Un altro esempio che mi solletica evidenziare…”

-“-salace- significa che sa di sale, quindi con un po’ di pepe…”

-“Attenzione, me lo son sbagliato…”

 

Prof.Pizzo:- “Puoi passarmi lo zuccoro??”2 min dopo “Se ti dico lo      

                   sciugaro…”

-“1biscotto, 2biscotti, 3biscotti, mi piacciono i biscotti, tutti i biscotti del mondo…”

-“Chi ha orecchie intenda…”

-“Tutte le galline del mondo, se ne hanno voglia, depongono le uova…”

-“Il biglietto del teatro costa circa 17 miliardi…”

-“De gustibus DON’T disputandum est!”               

 

Prof.Napoli:- “Nella tua storia d’apprendimento della matematica non hai avuto un passato infelice…”(N.B.tutto questo per dire che sapeva bene la matematica…)

-“Inventiamoci una parola…(sperando che non esista in un'altra lingua)TRABALUC. Un Trabaluc contiene 27 Sbarrette di cioccolato…”.

-“Anna, vuoi stare più vicina  a me? Perché pensavo che tu esprimessi sintomi di astinenza dalla mia lontananza…”

                     ALUNNI

Caprio: “Il Medioevo…è mezzo evo. Evo il fratello di Eva…”

Narducci: “Nel parlare è diverso, ma nello scritto è uguale…”

Moreno: “Non vado sempre, vado solo quando devo andare…”

Mantegazza: “Prof., ho fatto una delle mie solite furbaggini…”

Sansalone: “Gli uccelli fringuellano…”

E dulcis in fundo…

Baucia: “Mantegazza, controlla se hai dei parenti a Lugano.”

Mantegazza: “Può darsi, ho parenti in tutta Italia.”

Narducci: “Infatti Lugano non è in Italia…”

                                                 Valentina Sansalone e la III E al completo 

 

 

Il progetto musica

 

Come vi avevo annunciato nel mio precedente articolo, abbiamo assistito alla rappresentazione de "Il Flauto magico" di W. A. Mozart, che si è tenuta a Genova presso il teatro Carlo Felice.

L'opera, in due atti, racconta le molte peripezie affrontate, con l'aiuto dello scaltro Papageno, dal principe Tamino, provvisto di un flauto magico. Alla fine egli riesce a liberare ed a sposare Pamina, la figlia della Regina della notte, prigioniera del mago Sarastro, che si rivela saggio e benefico vegliardo. Il dramma, a sfondo vagamente mistico, simboleggia la lotta delle tenebre contro la luce, la redenzione attraverso l'amore, ed è ispirato alle teorie massoniche allora in voga. Musicalmente rappresenta uno dei maggiori traguardi dell'opera mozartiana, con la fusione perfetta dei differenti generi del teatro lirico in una sublime partitura.

L’opera è stata cantata in tedesco, la lingua originale in cui era stato scritto il libretto, ma noi abbiamo potuto seguirla grazie ad uno schermo sul quale scorreva la traduzione.

L’intreccio mi è sembrato abbastanza banale, la storia totalmente fantastica, con un’alternanza di scene buffonesche, caratterizzate dalla presenza del personaggio Papageno, e di parti drammatiche, come l’amore contrastato di Tamino e Pamina. E’ anche vero che l’estrema semplicità della trama di Mozart aveva un unico scopo, cioè quello di intrattenere il pubblico, perciò non sono presenti tematiche molto complesse. In seguito siamo andati nuovamente al Carlo Felice, questa volta a vedere l’Aida di Giuseppe Verdi. Ho letto sui giornali articoli poco lusinghieri riguardo a questa rappresentazione ed anche tra di noi ci sono stati pareri discordanti.

Quest’opera narra la storia del giovane generale egiziano Radames, del quale si innamora Amneris, la figlia del Faraone. Egli però le preferisce la schiava Aida, figlia del re di Etiopia Amonasro. Accusato di tradimento, Radames viene condannato ad essere sepolto vivo. Aida si nasconde nella tomba e muore con il suo amato Radames.

A me quest’opera è piaciuta davvero molto, anche se credo che abbia un unico neo : la sua eccessiva durata, più di 3 ore, suddivise in 4 atti.

Personalmente ho trovato straordinaria la scenografia. Era formata da un unico pannello mobile che rappresentava una piramide, ma che, grazie anche ad un attento gioco di luci, è stato sufficiente per l’intera rappresentazione. Qualcuno dei miei compagni non era della stessa idea e la riteneva inadatta, quasi spaziale, ma, in fondo, ognuno è libero di pensarla come vuole, no??

Anche i costumi erano molto belli e perfino quelli delle semplici comparse erano curati nei dettagli.

La musica era molto coinvolgente, in grado di portare lo spettatore all’interno della storia. Di quest’opera è molto famoso il pezzo della Marcia trionfale che esprime la grandezza e l’importanza della scena.

Anche se queste opere si tengono tutte di sera e noi siamo spesso molto stanchi in seguito ai “gravosi” impegni scolastici, noi le apprezziamo sempre tantissimo e anzi ascoltandole ci rilassiamo ed impariamo ogni volta cose nuove.

 

Flavia Pareto IV B Scientifico